Ogni uomo nasce cantando con precise linee melodiche del proprio pianto appena viene partorito.

Voglio riportare in questo articolo alcune righe redatte dalla autorevole European Society for the Cognitive Sciences of Music. Ho trovato in esse naturali convergenze con i miei studi che hanno strutturato la Neuropsicofonia®. Nelle seguenti righe potremmo essere tentati di ricostruire il nostro esordio vocale nella vita fuori dal grembo: “Il pianto è la prima produzione sonora di neonati umani sulla loro lunga strada verso il linguaggio. Qui, sosteniamo che il pianto precoce dei bambini contenga componenti melodici sia per le strutture musicali che per quelle prosodiche. Questa visione si basa sulle nostre scoperte che le melodie di pianto diventano sempre più complesse durante i primi mesi di vita e che le melodie di pianto complesse sono composte da archi melodici specifici per forma. Abbiamo scoperto che le melodie piangenti contengono rapporti di frequenza che mostrano una certa preferenza per gli intervalli musicali. Abbiamo anche osservato che i bambini piccoli sono in grado di pronunciare archi melodici simili alla forma a diversi livelli di frequenza, il che significa che hanno un'attitudine per il recepimento della frequenza dalla nascita in poi. Inoltre, abbiamo osservato che la produzione di interruzioni fonetiche all'interno di singoli suoni espiratori genera elementi ritmici e punta a un'organizzazione temporale flessibile. I nostri dati supportano l'opinione che nel pianto si stanno svolgendo costituenti elementari sia della facoltà di musicalità che della lingua. © 2009 di ESCOM European Society for the Cognitive Sciences of Music”.

Con la Neuropsicofonia ho potuto osservare quanto il feto e in ultimo il bambino possa essere influenzato nel mondo intrauterino e per tutto il perinatale dagli stimoli che arrivano dall'esterno come la musica, i suoni interni al corpo della madre, il ritmo del cuore materno e la voce sia della madre che del padre.

La voce è lo strumento musicale che ognuno possiede e se anche non conosciamo la teoria musicale possiamo istintivamente compiere gradevoli composizioni solo attraverso il canto.

Suonare o cantare agevola sempre la comunicazione con il nascituro che inizia così ad acquisire inflessioni e accenti. Lo sviluppo cerebrale è condizionato dall'ambiente sonoro e dal linguaggio. Alcune aree del cervello che non vengono stimolare all'acquisizione del suono associato alla lettera "R" entro i primi 24 mesi di vita, porta alcuni popoli a non pronunciare correttamente tale lettera che spesso è rappresentata dal suono di una "L".

Quando una neo-mamma parla al proprio grembo, la voce investe interamente il corpo del feto. Ho potuto osservare che i suoni più gravi hanno frequenze che tendono a veicolarsi in aree diverse, la voce più grave del papà attraverso la risposta somato-psichica del bambino è potenzialmente in grado di stimolarlo dai piedi all'addome, mentre la voce più acuta della madre, dalla vita alla testa. Dall'osservazione di neonati da parte di altri ricercatori, figli di cantanti professionisti, si è riscontrato che dove è la madre a cantare per tutta la  gravidanza il bambino mostra alla nascita solidità alla nuca e vigore degli arti superiori, quando invece è il padre si assiste ad una precoce deambulazione.

Gli studi di Donald Shetler hanno dimostrato l’aumento delle competenze linguistiche nei bambini ai quali era già stata fatta ascoltare musica nel grembo materno e, se il canto o il parlato può essere musica, possiamo comprendere come sia possibile che anche i suoni che emergono nei bambini appena nati possano mostrare caratteristiche mutuate dai suoni vocali provenienti dall'ambiente in cui vivono.

La melodia del pianto infantile genera un aumento del coordinamento della laringe del neonato man mano che il sistema nervoso centrale si sviluppi. Durante le mie sperimentazioni sui pazienti mi sono spesso confrontato con le dichiarazioni di autorevoli scienziati che già in passato hanno sostenuto la relazione tra lo sviluppo della melodia attraveso il pianto di un bambino e l'acquisizione in lui del linguaggio. Tra questi Darwin, 1872; Lieberman, 1985;Wermke e Mende, 2009.  Darwin nella sua teoria evolutiva sosteneva nel 1871 che il linguaggio espressivo può avere origine dall'imitazione e dalla modifica delle grida istintive degli umani attraverso suoni articolati. Oggi possiamo affermare grazie alla ricerca che una maggiore variazione melodica nel pianto infantile fornisca una base essenziale per la prosodia linguistica che esprime varie emozioni.

Questa ipotesi ci può spiegare l'alta sensibilità del feto e del bambino alle caratteristiche melodiche del linguaggio adulto.

(Kisilevsky et al., 2009; Partanen et al., 2013; Webb et al., 2015; Kujala et al., 2004 ; Naoi et al., 2013; Darwin, 1872; Jespersen, 1922;Wermke e Mende, 2009).

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